Portrait for sale

di Efrem Raimondi

Presto indicazioni sulla location

Dall’86 col mio autoritratto in banco al 2015 con la nuca di mia moglie in iPhone.
In mezzo il tempo che mi ha permesso di ritrarre tanta gente.

Ma proprio tanta, diversa e un po’ dappertutto.
Che in fondo il luogo non è mai stato così importante per me.

Banalmente: uno studio a Los Angeles è come uno studio a Milano.
O ad Anzano del Parco provincia di Como.
E neanche il nome del soggetto è importante.
Mentre la persona sì.

Imprescindibile per poter poi restituire altro, qualcosa che non c’era, che forse la riguarda solo marginalmente mentre riguarda totalmente me: un ritratto, un altro luogo, una fotografia appunto.

Una selezione fatta non so come: 20 son solo venti…
Le uniche imprescindibili erano mio padre, Joe Strummer, Philippe Starck infilato nel pluriball.
E forse io. Che non ci metto solo la faccia.

Per una volta posso permettermi di comparire.
E arrivare in un istante direttamente dall’86.
Poi qui e là trasversalmente sulla figura umana… cazzo di bipedi che non siamo altro.

(…)

Vederle dal vivo rende l’idea.
Che rispetto al monitor, qualsiasi monitor, ’sta stampa è un altro mondo.
E non conosco un solo fotografo che della carta non sia innamorato, perché è l’unico supporto che zittisce: tu stai lì e te la guardi in silenzio.
Il rumore altrove.
A volte dentro.

Vi aspetto.
In un modo o nell’altro vi aspetto.

Testo tratto dal Blog di Efrem Raimondi. 28 Settembre 2017.

Efrem Raimondi

Efrem Raimondi ci ha lasciato un’eredità che forse nessuno ancora sa bene come decifrare, ma anche questo è rappresentativo di ciò che era ed è. Del non esserci più invece diceva:  “il vero vantaggio: non avere notizie di sé …”

Se innocentemente gli chiedevi “come stai?” Efrem sorrideva e ti rispondeva: “Meravigliosamente! Non ci penso. Non pensare sta diventando la mia condizione abituale… “

In realtà Efrem pensava e pensava molto, ma mai mentre fotografava.

“Prendo quello che al momento ho… l’iPhone, e scatto. Amo questo controluce. Amo Laura. Sorrido… sono un fotografo inattuale. Posso tornare a letto tranquillo. Bye bye rivistina trendy.”

Sono molti i fotografi contemporanei che hanno un debito di riconoscenza nei confronti di Efrem: perché l’hanno incrociato, perché lo hanno scoperto solo dopo, perché sono entrati in contatto in qualche modo con la sua fotografia. La fotografia di Efrem è inattuale, ma non ha bisogno di difendersi dal tempo al quale sopravvive, senza alcuna difficoltà.

Anche il Ricarica Foto Festival ha un grosso debito con Efrem Raimondi: siamo un festival inattuale e Punk, e, soprattutto, abbiamo raccolto il suo invito a riscoprire l’ingenuità.

E poi, anche io che scrivo, ho un grosso debito con Efrem: non sapevo quando fosse il suo compleanno. L’ho scoperto dopo la sua dipartita dall’articolo che ne annunciava la scomparsa “.. nato il 16 Agosto 1958″. Lui, invece, mi faceva gli auguri ogni 16 Agosto, senza mai saltare un anno.

Roberto Fava.